L'Ulisse di James Joyce è considerato uno dei più grandi romanzi della contemporaneità, letteralmente una sorta di Odissea del XX secolo, scritta e ambientata agli inizi del '900. Molte parti del racconto sono espresse seguendo la particolare tecnica del "flusso di coscienza", che esprime e riporta i pensieri direttamente così come appaiono nella mente dei protagonisti, senza filtri e senza punteggiatura. Attraverso questa tecnica il lettore non osserva i personaggi dall'esterno, ma vive insieme a loro, dentro la loro mente, con una profondità di introspezione senza precedenti nella letteratura del tempo.
Il primo manoscritto dell'Ulisse fu iniziato nel periodo locarnese di Joyce, in cui con la famiglia lo scrittore soggiornò dal 12 ottobre 1917 prima a Muralto presso la Pensione Villa Rossa e poi da inizio novembre a Locarno presso la Pensione Daheim.
Diversi personaggi dell'opera traggono ispirazione da persone frequentate da Joyce nella regione del Lago Maggiore. Il personaggio di Gerty MacDowell che appare nell'episodio Nausicaa dell'Ulisse stuzzicando il protagonista Leopold Bloom, è in parte ispirato (anche per il nome di battesimo scelto) a Gertrude Kaempffer, dottoressa 26enne in cura a Orselina per la tubercolosi e con cui Joyce intrattenne una corrispondenza scritta anche dopo il suo rientro a Zurigo nel 1918.
Ancora più influente fu la figura della Baronessa Antoinette de Saint Léger, nobildonna colta e intraprendente, conosciuta da Joyce nel 1919 sulle Isole di Brissago e musa ispiratrice per l'episodio Circe e per l'episodio Le sirene. La baronessa stessa era amabilmente soprannominata da Joyce come "la Sirena del Lago Maggiore".
Qui sotto è raffigurato il frontespizio del primo manoscritto dell'Ulisse e un'immagine della Pensione Daheim di quel periodo (situata in Via Ciseri a Locarno, dove ora sorge parte della Ferriera).


