Herbert von Karajan, uno dei più grandi direttori d’orchestra del XX secolo, ebbe un curioso legame con Ascona, dove nel dopoguerra si recò per ottenere una licenza di volo svizzera. Nei Paesi di lingua tedesca sotto occupazione alleata l’aviazione privata era infatti soggetta a restrizioni e la Svizzera offriva la via più rapida per imparare a volare.
Era il 1952-53 quando Karajan — austriaco di Salisburgo (1908–1989) — imparò a volare nel piccolo aerodromo di Ascona (aperto nel 1947 e oggi dismesso), sotto la guida dell’istruttore Edmund “Edi” Dougoud, attivo sul campo fino alla morte in un incidente di volo nel 1954. Secondo le ricostruzioni storiche locali, negli anni ’50 la licenza di pilota privato costava all’incirca 1'800 franchi, per circa 30 ore di volo a 60 fr. l’ora.
Volare divenne presto una delle sue più grandi passioni. A partire dalla metà degli anni ’50 possedette diversi velivoli: dal Cessna 172 passò a un Beechcraft Bonanza, poi a un LearJet e infine a un Dassault Falcon 10, con cui si spostava regolarmente per i suoi impegni in tutta Europa.
Karajan vedeva nel volo la possibilità di esplorare nuove dimensioni di controllo e precisione. L’aerodromo di Ascona, oggi non più attivo, è un pezzo poco conosciuto della sua biografia.
Oltre al volo, Karajan era un grande amante delle automobili sportive, in particolare le Porsche, tra cui una Porsche 930 Turbo.
Le sue passioni fuori dal palco, che spaziavano dall’alta velocità delle auto sportive alle altezze raggiunte dagli aerei, raccontano di un uomo sempre in movimento, costantemente alla ricerca della perfezione, dal cielo alla terra.


