Il 16 gennaio 1965, il Lago Maggiore fu teatro di una tragedia: l'affondamento del minisommergibile "Squalo Tigre". Questo piccolo sommergibile a due posti, costruito a Düsseldorf e a Tenero, era destinato a esplorazioni subacquee e ricerche scientifiche. Durante una serie di immersioni dimostrative per cineoperatori e fotografi, qualcosa andò storto. Alla quarta immersione, il sommergibile non riemerse, e la situazione divenne subito critica.
A bordo si trovavano Edoardo De Paoli, il pilota, e Franco Viganò, cineoperatore della TSI. Lo "Squalo Tigre" doveva scendere solo a pochi metri di profondità per incontrare un gruppo di sub, ma proseguì oltre il punto di immersione previsto, affondando a circa 30 metri. Le immediate ricerche non portarono risultati, e nonostante gli sforzi della polizia lacuale, dei sommozzatori e persino di un sommergibile gemello, il sommergibile rimase introvabile per mesi.
Le operazioni di recupero continuarono fino all'estate del 1965, coinvolgendo anche il Centro Subacquei dell’Arma dei Carabinieri. Finalmente, il 19 luglio, il relitto fu trovato a soli 200 metri dal punto di immersione. Le indagini rivelarono che l'incidente fu causato da errori umani: il sistema di riemersione automatica non era tarato correttamente e la chiave per attivarlo manualmente era stata lasciata a terra. Inoltre, non vennero aperte correttamente le bombole per l'erogazione dell'aria, causando il decesso per soffocamento dei due uomini a bordo.
L'affondamento dello "Squalo Tigre" resta ancora oggi una vicenda emblematica per la regione del Locarnese, che suscitò grande interesse e coinvolgimento emotivo nella comunità locale e oltre.


