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Storie e curiosità

Il delitto Zylla e il processo del secolo

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Il 19 settembre 1971, lungo la strada che da Monti della Trinità sale verso il Monte Brè sopra Locarno, alcuni passanti furono attratti da un odore nauseante proveniente da un dirupo. In un sacco di juta, abbandonato a pochi metri dalla carreggiata, fu rinvenuto il corpo di un uomo in abito elegante, senza documenti né orologio, con la testa avvolta in un sacco di plastica e una calza da donna stretta al collo. Iniziava così una delle indagini più singolari della storia ticinese, destinata a entrare nei manuali di criminalistica.

La vittima era Egon Zylla, ricco commerciante d’auto tedesco, vedovo e solo, che dopo aver liquidato i propri beni in Germania per alcuni milioni di franchi si era trasferito ad Ascona con l’idea di acquistarvi una villa. Lontano dalla sua realtà di origine e privo di una solida rete di relazioni, divenne un nottambulo, frequentando bar e locali notturni del Locarnese. La sua vulnerabilità fu colta da Wilhelm Geuer e dalla compagna Gisela Kemperdick, due tedeschi residenti a Minusio in fuga dalla giustizia del loro Paese per traffico di armi, oro e opere d’arte. La coppia aveva costruito a Locarno una facciata di comodo fingendosi membri dell’Ordine di Malta, con tanto di titolo di Gran Cancelliere autoattribuito.

Avvicinato Zylla, i due lo isolarono progressivamente, gli vendettero opere d’arte false e lo convinsero a ipotecare la villa per 600’000 franchi e a firmare un contratto che attribuiva alla Kemperdick un diritto di usufrutto a vita, annullando di fatto i testamenti precedenti. Geuer si autoproclamò tutore dell’anziano, assumendo persino una badante per sorvegliarlo. Quando i tre figli di Zylla, Marion, Petra e Stefan, avviarono dalla Germania una procedura di interdizione per salvare il patrimonio del padre, la coppia decise di passare all’azione.

La sera del 20 agosto 1971 Zylla fu attirato a Casa Gufo a Gordola. Lì il sicario Wolfgang Manser, un uomo già condannato per omicidio a Basilea ingaggiato tramite l’intermediario Romolo Stoppini, lo strangolò alle spalle con una calza da donna. Il corpo, chiuso nel sacco di juta, fu gettato in un burrone sopra Locarno. Un errore nel lancio fece però fermare il sacco a pochi metri dalla strada. Le indagini, condotte con tecniche di criminalistica all’avanguardia per l’epoca, portarono in poche settimane all’arresto dei quattro responsabili.

Il processo che si tenne a Locarno nella sala della Sopracenerina, dal 5 novembre al 4 dicembre 1973, fu definito dalla stampa il “processo del secolo”. Geuer e Kemperdick, condannati al carcere a vita, sostennero sempre la propria innocenza e si sposarono dopo la sentenza, presentando per anni istanze di revisione tutte respinte dal Tribunale federale. Il caso Zylla resta ancora oggi un punto di svolta per le scienze forensi in Ticino e una vicenda profondamente emblematica. 

A 50 anni dai fatti, nell’autunno 2021, il procuratore pubblico di allora, Luciano Giudici, ha ricostruito la vicenda nel volume “Il processo Zylla” (Dadò Editore).