Nell’agosto del 1931, su consiglio della compagna Ruth Albu, lo scrittore tedesco Erich Maria Remarque acquistò Casa Monte Tabor, una villa affacciata sul Lago Maggiore, a Porto Ronco, fra Ascona e Brissago. La casa, una costruzione anteriore al 1905, era stata in precedenza di proprietà del pittore svizzero Eduard Rüdisühli, che vi aveva soggiornato come residenza estiva. Due anni prima, la pubblicazione di Niente di nuovo sul fronte occidentale (1929) aveva reso Remarque uno degli autori più celebri del mondo: circa due milioni e mezzo di copie vendute in diciotto mesi, tradotte in ventidue lingue, e un adattamento hollywoodiano premiato con due Oscar nel 1930.
Lo scrittore era ricco, famoso e, soprattutto, scomodo. Il romanzo, denuncia spietata dell’orrore della Prima guerra mondiale, era già stato bollato dai nazisti come opera “antipatriottica”. Il 10 maggio 1933, nel primo grande rogo di libri della Germania hitleriana, anche Niente di nuovo sul fronte occidentale fu dato pubblicamente alle fiamme a Berlino, sull’Opernplatz davanti all’Università. Remarque, tuttavia, aveva già lasciato la capitale il 29 gennaio 1933, alla vigilia della presa del potere nazista, ritirandosi stabilmente a Porto Ronco. La privazione della cittadinanza tedesca sarebbe arrivata più tardi, nel 1938.
Gli anni a Casa Monte Tabor furono per lui un periodo di straordinaria densità umana, sociale e politica. La villa divenne un punto di riferimento per una rete eterogenea di scrittori, artisti, mercanti d’arte e figure dello spettacolo in fuga dal nazismo. Da Casa Monte Tabor — o nella sua orbita — passarono Marlene Dietrich, con cui Remarque ebbe una relazione tumultuosa, e numerosi esuli di lingua tedesca: Joseph Roth, Franz Werfel, Carl Zuckmayer, Else Lasker-Schüler e Arthur Koestler, oltre alla scrittrice e fotografa Annemarie Schwarzenbach e al mercante d’arte Walter Feilchenfeldt, che amministrò la villa durante l’esilio americano dello scrittore. Il Locarnese divenne così uno snodo discreto ma cruciale dell’esilio antinazista in Europa, accanto a centri come Sanary-sur-Mer in Francia.
Il nuovo rifugio di Remarque non era tuttavia privo di rischi. Nella primavera del 1933 il giornalista ebreo Felix Manuel Mendelssohn fu trovato morto, in circostanze mai del tutto chiarite, presso la proprietà di Casa Monte Tabor. Si sospettò un tentativo di assassinio da parte di agenti nazisti, forse diretto contro lo stesso Remarque, che sulla Neue Zürcher Zeitung smentì che Mendelssohn avesse soggiornato da lui. L’episodio è documentato dalla biografia di Wilhelm von Sternburg e dal Centro Remarque per la pace di Osnabrück. La moglie Ilse Jutta Zambona — sposata nel 1925, divorziata nel 1930 e poi risposata nel 1938 — condivise con lui buona parte di quegli anni e dell’esilio.
Nel 1939, all’avvicinarsi della guerra, Remarque lasciò Porto Ronco per gli Stati Uniti, ma non vendette mai la villa. Vi tornò stabilmente nel 1948. Intorno al 1960 vi fece costruire una grande terrazza circolare, poi soprannominata “terrazza della restituzione” perché finanziata con l’indennizzo versatogli dalla Germania Ovest per l’espropriazione dei suoi beni durante il nazismo. Secondo le sue stesse parole, scrisse quasi tutti i suoi libri a Casa Monte Tabor, ad eccezione del primo. Al periodo del ritorno appartengono romanzi come L’obelisco nero (1956) e La notte di Lisbona (1962).
Morì a Locarno il 25 settembre 1970 e riposa nel cimitero di Ronco sopra Ascona, sopra il lago che aveva guardato per quasi quarant’anni dalla terrazza della sua casa. Ronco continua a custodire la memoria di uno degli scrittori che più hanno raccontato all’Europa l’orrore della guerra e il prezzo dell’esilio.
Nel 1958 Remarque aveva sposato l’attrice americana Paulette Goddard (1910–1990), già moglie di Charlie Chaplin, che visse con lui a Ronco. Dopo la morte dello scrittore, Goddard non lasciò Casa Monte Tabor: vi rimase fino alla propria scomparsa, il 23 aprile 1990, e fu sepolta accanto a lui. Erede della villa, la lasciò in legato alla New York University; non potendo questa pagare l’imposta di successione al Cantone Ticino, l’immobile fu confiscato e passò in seguito a proprietari privati.

